La Margherita si affida all’agenzia di Follini.

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IL TEMPO

Addio alla Saatchi& Saatchi. Per lo slogan i dielle incaricano la società che ideò “Io c’ero” per Marco segretario.

LA MARGHERITA taglia i ponti con la nota agenzia di comunicazione e pubblicità Saatchi& Saatchi e per il congresso nazionale si affida all’agenzia di Mimmo Di Lorenzo, che ha elaborato il fortunato slogan “Io c’ero” per la campagna elettorale guidata dall’allora segretario dell’Udc, Marco Folini.

La società Di Lorenzo ha infatti partorito gli ultimi manifesti dei Dl: “Sono partito democratico e non torno indietro”. Al congresso la scenografia sarà di forte impatto visivo. Facce, volti, visi. Persone. Se ne vedranno migliaia nell’allestimento tutto virtuale, proiettate sul megaschermo dietro al palco di 40 metri e sulle pareti tutto intorno allo studio 5 di Cinecittà, quello che Federico Fellini aveva scelto come sua vera casa, come meravigliosa fabbrica di incantamenti. La Margherita, con un gioco di luci ed immagini, tenta dalle sue assise di aprire una grande finestra virtuale sul mondo, quello vicino e quello lontano. Immagini e citazioni che si alterneranno da oggi su grandi schermi multimediali e sul telone che rivestirà l’intero studio, il più grande di Cinecittà, quaranta metri per ottanta. Quello dove Fellini costruiva mari di carta stagnola increspata e cieli dipinti di bellissime nuvole, poi colorate dalle luci dei riflettori. Per il resto, il taglio del congresso sarà tradizionale palco della presidenza di 40 metri, podio trasparente al lato destro degli oratori, immensa platea. Il verde intenso scelto come colore di fondo sarà illuminato da molti giochi di luce e, nonostante l’utilizzo di legni e moquette, il tutto sarà costruito in modo il più possibile virtuale con illuminazioni e video proiezioni. Come colonna sonora si è pensato a “One” degli U2: “Where one, but were not the same”, noi siamo uno, ma non siamo gli stessi. Come non pensare all’incontro dei due partiti, Margherita e Ds, nell’unità del Partito Democratico? La band di Dublino, nella splendida canzone che si è visti attribuiti nel tempo diversi significati, racconta una difficile relazione tra due persone che non riescono a mantenere stabile il rapporto, tra continui litigi e ferite reciproche, ma che poi finiscono per promettere di sostenersi: “we get to carry each other”, dobbiamo appoggiarci a vicenda. Ma gli U2 non dimenticano mai la difficile situazione della lacerata Irlanda del Nord, dietro le persone c’è la politica. “One life, with each other, sisters, brothers”, una vita, gli uni con gli altri, sorelle e fratelli… Dietro la regia di Roberto Malfatto – l’architetto che si occupa della realizzazione dell’evento – lavora all’allestimento lo staff di professionisti, artigiani ed operai degli studios, con il know-how esclusivo che ha consentito di realizzare sui set luoghi fantastici come la New York di metà ottocento di Gangs of New York o scenografie che hanno fatto la storia del cinema: Quo vadis, Ben Hur, La dolce vita, Il Padrino. Per la Margherita la scelta di Cinecittà come location del congresso nasce anche dal desiderio di utilizzare una struttura-simbolo del saper fare italiano, la Hollywood sul Tevere edificata in 457 giorni da Benito Mussolini su una superficie che oggi è di 400 mila metri quadrati, con 22 teatri di posa, 280 camerini, 21 sale trucco, impianti tra i più moderni per la ripresa e la produzione.